tommaso labate

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Una volta ho imparato una cosa. Da Little Tony.

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Era la campagna elettorale per le politiche del 2008. Da qualche parte avevo letto che cantava alla fine di un’iniziativa del centrosinistra ai Castelli romani. Per questo proposi di fargli, qualche giorno prima, un’intervista politica per il Riformista, il giornale dove lavoravo allora.

Lui accettò, l’intervista purtroppo venne fatta al telefono, anche perché non stava a Roma, e ricordo ancora che disse che sperava nel pareggio al Senato e nella Grande Coalizione, “come in Germania”.

Ma il meglio arrivò dopo. Alla fine della chiacchierata, gli chiesi se poteva cantarmi Cuore Matto al telefono. E non contento, visto che dove posso imito sempre i film che vedo, gli domandai anche se poteva fare la stessa cosa che gli avevo visto fare ne L’odore della notte, dove recitava la parte di se stesso, vittima di una rapina e con un revolver puntato addosso. “Tony, mi devi fare il basso”. E lui, senza scomporsi, attaccò. “Tu-tu tu-tu tu-tu tu-tu. Il cuore matto / che ti segue ancora…”.

Il miniconcerto, perché in questo si trasformò, andò in onda al telefono, in viva voce, a uso e consumo dei miei compagni di stanza di allora, con tanto di standing ovation finale. Ed è più per la memoria di quei pochi minuti di trascurabile felicità,  che non per un repertorio decisamente lontano dai miei gusti, che m’è dispiaciuto ieri sera sapere che Little Tony era morto. Perché, vedete, quella breve chiacchierata, con tanto di concerto al telefono, mi ha dimostrato che, anche nei momenti del declino, ci sono donne e uomini che conservano intatta una loro dignità. E che la dignità, in fondo, è l’unico, vero, modo non solo per invecchiare meglio. Ma soprattutto per tenerla alta, la testa. Anche se il concerto lo fai per telefono. E anche se ad ascoltarti, invece del grande pubblico, ci sono cinque persone.

Dopo quel giorno, io Tony non l’ho più immaginato come il settantenne che canta in qualche trasmissione del pomeriggio, o come la vecchia star che si esibisce per il centrosinistra, ai Castelli Romani, a margine di un comizio. Ma così, come lo vedete qui sotto. Famoso. Acclamato. E pure bello, diciamo.

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Written by tommasolabate

28 maggio 2013 at 11:02

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As Roma, prima e dopo.

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C’è sempre un prima e un dopo.

Questo è il prima.

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E questo, invece, è il dopo.

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E se va bene a voi, buona camicia a tutti.

Written by tommasolabate

27 maggio 2013 at 12:32

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La memoria di Berlinguer e gli #occupyqualcosa

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Oggi che ricorrono i novantuno anni dalla nascita di Enrico Berlinguer, m’è venuta in mente questa cosa.

Nel 1978, Enrico Berlinguer fu il più tenace difensore di Giulio Andreotti presidente del Consiglio. Persino a dispetto dei dirigenti del Pci che, come ha ricordato Emanuele Macaluso in una recente intervista all’Unità, gli chiedevano di imporre alla Dc un altro nome. Fu irremovibile, Berlinguer, nel benedire quello che per la sinistra italiana era già Belzebù. E dire che il momento era delicato, visto che Aldo Moro era appena stato sequestrato dalle Br.

M’è venuto in mente, mentre penso ai novantuno anni dalla nascita del dirigente più amato della storia della sinistra italiana, che oggi qualche scienziato #occupyqualcosa, che di Berlinguer ha letto a stento l’intervista a Eugenio Scalfari sulla questione morale, avrebbe sostenuto la tesi che secondo cui, scegliendo Andreotti, il Pci avrebbe finito per rafforzate le Br. E che magari, proprio per rispondere a quell’emergenza, bisognava andare a pescare qualche ro-do-tà qua e là.

Questo m’è venuto in mente.

Post scriptum: Berlinguer, le Br, le sconfisse. E, a un mio modestissimo parere, questo è un lascito leggermente più importante della sacrosanta (sottolineo, sa-cro-san-ta) questione morale. Ma giusto leggermente, eh?

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Written by tommasolabate

25 maggio 2013 at 10:34

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La fortuna di Sorrentino è in quattro parole. “L’incoscienza per provarci”.

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Prima di andare La Grande Bellezza, ma vale anche se l’avete già visto, fossi in voi rileggerei una vecchia intervista che Paolo Sorrentino ha rilasciato nel 2009 al Corriere della Sera.

Fu quella la volta in cui raccontò di come un dramma gli aveva stravolto una vita tutto sommato serena. «I miei genitori sono morti. Un incidente. Erano in una casa in montagna. Una fuga di gas dal riscaldamento difettoso».

E lì che sprofonda, come forse sprofonderebbe chiunque. I parenti gli consigliano di iscriversi a economia. Lui lo fa. E finisce fuoricorso.

Solo nel punto più basso della tua esistenza, in fondo, puoi risorgere. Sorrentino, la raccontò così. «La perdita dei genitori a 17 anni mi ha cambiato la vita in tutti i sensi. Se non fosse successo quello che è successo, non avrei mai fatto il regista. Da figlio di bancario avrei seguito, più o meno, le orme paterne. L’essere rimasto orfano mi ha dato l’incoscienza per provarci».

L’incoscienza per provarci.

(L’intervista integrale la trovate qui)

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Written by tommasolabate

22 maggio 2013 at 13:59

Dev’essermi sfuggito qualcosa.

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Dev’essermi sfuggita la notizia di quei criminali finti pentiti che con le loro bugie hanno portato alla condanna di Silvio Berlusconi.

E devono essermi sfuggiti anche i giorni, le settimane, i mesi in cui Silvio Berlusconi è stato sottoposto alla carcerazione preventiva, in cella, al gabbio, insomma.

E per forza dev’essermi sfuggita pure la storia di Berlusconi che si dimette da europarlamentare, rinuncia all’immunità e si fa arrestare.

È sicuramente solo per questo che adesso, mentre Silvio Berlusconi si paragona a Enzo Tortora, non capisco. Perché deve essermi sfuggito qualcosa, sicuro.

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Written by tommasolabate

11 maggio 2013 at 18:30

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Ambrosoli, uomo.

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Dignitosissima e da applausi, soprattutto di questi tempi, la discrezione con cui Ambrosoli ha evitato di dare pubblicità al suo sacrosanto gesto di abbandonare l’aula del consiglio regionale lombardo che commemorava Andreotti, che aveva definito suo padre “uno che se l’era cercata”.

Chissà quanti, al posto suo, avrebbero fatto fioccare post sul blog, interviste ai giornali, comparsate in tv.

Invece niente, lui niente. Ha dimostrato che cosa vuol dire essere uomini e figli, prima che politici. E ha dato uno schiaffo silenzioso a chi ha fatto del cinismo il sentiero di una vita. Peggio ancora se mascherato, il cinismo.

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Written by tommasolabate

7 maggio 2013 at 11:40

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“Sa, raccomandazioni lei ne fa tante…”.

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Andreotti al cinema. Ne “Il Tassinaro” di Alberto Sordi.

Written by tommasolabate

6 maggio 2013 at 12:55

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