tommaso labate

Archive for the ‘Ragionamenti’ Category

Renzi, ahilui, aveva una sola strada. Questa.

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La verità? Trovo davvero singolare la critica che molti tifosi e osservatori “renziani” – soprattutto quelli che solitamente facevano seguire all’aggettivo le tre paroline magiche “della”, “prima” e “ora” – sembrano rivolgere direttamente o indirettamente al sindaco di Firenze. In sintesi, il loro appunto è questo. Caro Matteo, dovevi andare a Palazzo Chigi solo dopo essere passato dalle urne.

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo Vecchio

Mettiamo che con la legge elettorale vigente, di fatto un proporzionale puro, Renzi fosse andato alle elezioni. E mettiamo che alle elezioni, togliendo la camicia bianca di Bruce Wayne e infossando la maschera e il mantello del suo alter ego (di Wayne) Batman, il Pd avesse ottenuto un risultato positivo oltre ogni immaginazione, diciamo il 38 o anche il 40 per cento. Con quel risultato forse (e sottolineo forse) Renzi sarebbe riuscito ad andare a Palazzo Chigi. Di sicuro, subito dopo le elezioni, sarebbe finito tra la padella dell’accordo con Berlusconi e la brace di un altro eterno streaming col Movimento Cinquestelle. Segno che, a conti fatti, gli conviene più andarci ora, con Alfano, Scelta Civica, i Popolari di Mauro, qualche leghista, qualche Sel, qualche pentastellato, un quarto di qualche scilipoti, mezzo razzi e soprattutto con l’intero Pd.

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A quelli che “mica ora, Matteo doveva aspettare l’approvazione dell’Italicum e solo dopo andare al voto” non vorrei neanche rispondere. Ma, se proprio si deve rispondere, lo si può fare con una domanda. Ma davvero pensate che Berlusconi confezioni una qualsiasi riforma che mandi Renzi a Palazzo Chigi? Davvero pensate che il Cavaliere, che ha alle spalle una quindicennale esperienza di tavoli imbastiti e poi fatti saltare, – per citare Enrico Letta – “ci abbia scritto in testa Jo Condor”?

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Morale della favola? Per andare a Palazzo Chigi, Renzi ha una sola strada. Andarci come Scelba o Fanfani, Spadolini o Craxi, D’Alema o Letta. Sulla base, cioè, di quella democrazia parlamentare prevista da quella stessa Costituzione che molti critici di Renzi definiscono “la più bella del mondo”, di quella che portano in piazza, di quella per cui si sono incatenati e imbavagliati per le strade o a Palazzo. L’altra via, arrivarci dopo un’indicazione più o meno diretta del popolo, com’è capitato nella storia soltanto a Romano Prodi o a Silvio Berlusconi, per adesso gli è preclusa. E non per colpa sua.

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Sulla lealtà, la disciplina di partito, i rapporti umani, sul rapporto con Letta, insomma, rimando alla definizione che Mao Tse-tung dava della rivoluzione, e che va bene anche per i grandi cambiamenti della politica. “Non è un pranzo di gala. Non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità”.

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Letta, semmai, va risarcito in altro modo. La maniera con cui sta combattendo a viso aperto dimostra che era errata la vulgata che lo voleva, e lo vuole, pargolo dell’alta burocrazia di Stato, allievo dei papaveri della Prima Repubblica, democristiano. Tutto sembra, soprattutto in queste ore, meno che il “nipote di”. E di questo, secondo me, bisogna dargli atto.

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Written by tommasolabate

13 febbraio 2014 at 11:55

Giulia Ligresti, nipote di Mubarak.

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Il parallelo tra la nota telefonata di Berlusconi alla Questura di Milano e le note telefonate intercettate del ministro Cancellieri sul caso Ligresti non ha alcun senso.

Innanzitutto, la prima provoca immediatamente la liberazione di Ruby. Al contrario, tra la prima telefonata della Cancellieri e la scarcerazione di Giulia Ligresti passa più di un mese.

Secondo, tra la telefonata di Berlusconi e la liberazione di Ruby c’è un nesso diretto (Silvio chiama, Ruby esce dalla Questura insieme a Nicole Minetti). Nesso diretto che invece nel secondo caso non c’è né potrebbe esserci, visto che nessuno degli interlocutori della Cancellieri – a cominciare dal vicecapo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziario (Dap) –  ha il potere di scarcerare la Ligresti .

Terzo, dopo che Silvio telefona, Ruby torna a passeggiare libera per le strade di Milano. Al contrario di Giulia Ligresti, che è passata dal carcere agli arresti domiciliari.

 

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Written by tommasolabate

4 novembre 2013 at 08:59

Pubblicato su Ragionamenti

Ma che ci facevano Bradley e Lou Reed alla Leopolda?

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Non mi ricordo se c’è anche nel libro di Moravia. Ma nell’omonimo film di Bertolucci, tratto appunto da “Il conformista” di Moravia, questa frase c’è senz’altro. A un certo punto al protagonista, interpretato da Jean-Louis Trintignant, fanno una domanda tipo “ma perché ti ostini a voler essere così uguale agli altri?”. Adesso non ricordo se la frase successiva era la replica di Trintignant o se quello della domanda aveva dato anche la risposta. Una risposta – non è testuale, cito a memoria – che suonava più o meno così. “Quando per strada incroci una bella donna, una volta superata ti giri per guardarle anche il culo. Pensi di essere il solo a farlo. Ma quando scopri che lo fanno tutti, be’, ti senti meglio”.

Ho ripensato a questa frase domenica, durante un lungo viaggio in treno, mentre avevo eletto Twitter a mio unico strumento di informazione. Da Twitter, dove per “da Twitter” s’intende la massa (teoricamente) multiforme di quelli che seguo su Twitter (quindi è colpa mia, sia chiaro), giuro che ho capito una cosa tipo questa. “Alla Leopolda, dove il mio amico Pif ha magistralmente attaccato Rosy Bindi, dopo essere stato accolto sul palco da un Matteo Renzi in grande spolvero e sulle note del grande, grandissimo, immenso, indimenticabile Lou Reed (ma sarà mica morto?), a un certo punto il centrocampista americano della Roma Michael Bradley ha calciato un pallone che ha rotto un vetro della Leopolda e tutti hanno urlato daje”.

Una cosa così.

Daje sempre, eh?

Lou_reed

Written by tommasolabate

28 ottobre 2013 at 20:13

Pubblicato su Ragionamenti

Qualcosa che finalmente rimane. Tra le pagine chiare e le pagine scure.

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In tutta la sua vita, secondo me, la migliore cosa da “cantautore impegnato” Francesco De Gregori l’ha fatta oggi nell’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo del Corriere. E questa rimarrà davvero, tra le pagine chiare e le pagine scure.

Voglio vedere se i grandi o piccoli dirigenti del Pd ne fanno tesoro o se commettono per l’ennesima volta la sciocchezza di considerarla un’arma dei renziani, dei cuperliani, dei civatiani e via dicendo.

Perché non lo è. In nessuno dei quattro casi. “Via dicendo” compreso.

de-gregori

Written by tommasolabate

31 luglio 2013 at 11:29

Ma il naufragar ci è dolce in questa Corte?

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Parliamoci chiaro. Berlusconi, negli ultimi vent’anni, ha promesso “meno Stato” e “meno tasse“. Ha lasciato più Stato e più tasse. Ha promesso un milione di posti di lavoro in più e di posti di lavoro ce ne sono più d’un milione, ovviamente in meno. La maggior parte delle volte è stata imperizia, molte volte malafede, altre non è stata colpa sua, vista la congiuntura internazionale. Ma il quadro è questo.

Si muore di fame al Sud, ma questo succedeva anche prima del berlusconismo. Si muore di fame anche al Nord, dove prima di fame non si moriva.

Da qui la domanda. Ma c’è qualcuno in grado di sostenere che una sentenza della Cassazione per frode fiscale possa arrivare là dove un incontrovertibile giudizio sull’operato politico di Berlusconi non è arrivato fino in fondo? All’Ilva di Taranto aspetteranno la sentenza con le orecchie alla radiolina?

Io, una mia risposta, ce l’ho. No.

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Written by tommasolabate

30 luglio 2013 at 21:44

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La critica di mamma sul figlio auto-intercettato.

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Il post di questa mattina, lo stesso in cui ho confessato di aver letto le mie stesse intercettazioni telefoniche, ha suscitato una quantità industriale di commenti, messaggi, interazioni, sms, whatsapp e via elencando. Ai quali ho risposto, a onor del vero, tenendomi alla larga da qualsivoglia turpiloquio.

Scherzi a parte, ringrazio tutti. Dei complimenti, che sono stati la stragrande maggioranza (è vero, altrimenti avrei detto il contrario). E delle critiche.

Tra queste ultime ne segnalo una, che pubblico integralmente qua sotto.

E la segnalo perché l’autrice è mia mamma.

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Nel caso in cui la foto non si veda bene, la riporto qua.

Caro Tommaso , penso che il contesto che hai usato per esprimere un’opinione sul pericolo che corriamo, legato alle nostre abitudini dialettiche,quando pensiamo di non essere ascoltati, non è dei più calzanti.

Il nome di Falcone è sacro, e non si nomina invano

Mentre gli esempi che tu hai riportato potrebbero essere giustificati. 

Dico potrebbero perchè l’abitudine allo sproloquio è dilagante e dovremmo porre freno e imparare a misurare le parole in qualsiasi situazione.

Hai imparato negli anni a stare in equilibrio sulla bicicletta, a nuotare e a scrivere ( e lo fai sempre bene)

Perchè non allenarsi a moderare i termini anche nell’intimità di un dialogo?

Non vale ancora il detto ” la calma è la virtù dei forti”?

Mamma

Written by tommasolabate

27 giugno 2013 at 18:09

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La tecnica del tecnico. Dall’Italia alla Calabria.

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Ho capito che non è solo questione di Monti o della Fornero. Adesso ho capito che spesso il modo di agire dei “tecnici” (si fa per dire) chiamati a sostituire una politica che ha fallito, o rubato, o che nella migliore delle ipotesi non ha fatto il proprio dovere, ecco, quel modo lì non può essere sistematicamente scambiato per semplice tracotanza o per banalissima arroganza. C’è qualcosa di più, e di più grave.

A Marina di Gioiosa Ionica, il paese in provincia di Reggio Calabria in cui sono nato e cresciuto, due anni fa la giunta e il consiglio comunale sono stati azzerati a seguito dell’arresto del sindaco e di alcuni consiglieri. Nel luglio del 2011, insomma, il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Da quella data, ad amministrare la baracca, è stata chiamata una commissione di tre elementi. Tre commissari. Tre (si fa sempre per dire) “tecnici”.

Sulla valutazione completa di chi governava prima, lo premetto a memoria futura, aspetto ciò che verrà fuori dalle sentenze del processo (ancora non c’è stata neanche quella di primo grado). E a quello mi atterrò. Dei commissari, invece, posso già dire tre cose.

La prima è che nel 2011 ho pensato che l’arrivo dei “tecnici” e la sospensione delle elezioni per qualche anno potesse rappresentare per Marina di Gioiosa un male non solo necessario, ma addirittura salutare. “Avremmo l’occasione di riflettere, di depurare le nostre singole azioni, di pulire le nostre singole coscienze, di espellere le tossine e, magari, di ripartire daccapo, tutti insieme”, ho pensato. Invece niente. I tre commissari, forti di un mandato che ovviamente è in bianco, non hanno visto, sentito, ascoltato e nemmeno capito le esigenze del paese – o di parte consistente di esso – che sentiva la necessità impellente di ricominciare. Che è un po’ la stessa identica cosa che è successa nel rapporto tra Mario Monti e gli italiani perbene che si erano fidati del suo governo.

E arriviamo al secondo punto. In più occasioni, nel rapporto tra i tre commissari e la cittadinanza di Marina di Gioiosa, s’è creato quel perfido meccanismo secondo cui la “sordità” dei primi potesse essere giustificata dalla presunta “mafiosità” integrale da essi verosimilmente attribuita all’intera seconda. Intera seconda di cui fanno ovviamente parte anche i miei genitori, che insieme a un altro centinaio di cittadini di Gioiosa Marina (vedi foto sotto) hanno protestato ieri di fronte al Comune per un allarme spazzatura che, evidentemente, non ha spinto nessuno dei tre commissari a presentarsi e a dialogare. Della serie, “siete tutti mafiosi e con voi non ci parlo”.

Ma la cosa più importante, la stessa che rende queste piccola storia su Marina di Gioiosa il capitolo locale di un grande allarme nazionale, è il terzo punto. Che si chiamino come Mario Monti o come i tre commissari di cui sopra (non ne conosco il nome e, francamente, mi frega poco di conoscerlo), i tecnici che mal suppliscono a una pessima politica hanno una responsabilità doppia. La prima è quella dell’eventuale malgoverno o mala amministrazione, e su questa ci siamo. La seconda, quando il loro “lavoro” (sic!) si esaurirà, sarà rischiare di riportare a galla il peggio della politica. E di farcelo sembrare persino migliore, più digeribile. E questa è una colpa che la coscienza di un nessun “commissario” o “tecnico” degno di questo nome dovrebbepotrebbe sopportare. Perché è una colpa orribile. Ma che riconosci solo se ce l’hai, una coscienza. Una coscienza civica, prima ancora che politica. E un po’ anche umana.

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Written by tommasolabate

27 giugno 2013 at 09:10

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