tommaso labate

Quel pezzetto di una libertà di tutti.

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Qualcuno dirà gli sprechi, i soldi rubati, i tagli sconsiderati, le riforme mai fatte o, peggio ancora, fatte male. Tutto vero.

Ma il livello di bassezza raggiunto dalla quella politica che nel 2004 approvò la legge 40 sulla fecondazione assistita, per quanto mi riguarda, è ancora insuperato.

Perché, da quel giorno, l’Italia è stata un paese meno libero.

Oggi, con la sentenza della Consulta che abolisce il divieto di fecondazione eterologa, un pezzetto di quella libertà ci è tornata indietro.

E forse è un giorno bello per le donne, per gli uomini, per i bambini.

Per tutti noi, secondo me. 

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Written by tommasolabate

9 aprile 2014 at 11:54

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Ma al posto dell’Italicum, v’aspettavate un Leopoldum?

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Sinceramente non si capiscono i toni di chi si scandalizza perché l’ultima versione dell’Italicum è poco “renziana”.

Matteo Renzi non fa più il padrone di casa della Leopolda o il candidato alla segreteria del Pd. Fa il presidente del Consiglio, tra l’altro di un governo che non è diretta emanazione di un risultato elettorale.

Trovare un accordo che sulla riforma che tenga insieme la maggioranza e convinca anche la principale forza di opposizione con cui s’era avviato il dialogo è il suo mestiere. E l’lha fatto benissimo, visto che l’obiettivo è praticamente stato raggiunto. Come meglio non poteva.

Dite che la legge è poco “renziana“? Scusate, ma per caso avete mai visto aggirarsi per la Leopolda Alfano, o Quagliariello o Berlusconi? Il Parlamento questo era e questo rimane. Che cosa vi aspettavate di diverso? Un Leopoldum?

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Written by tommasolabate

4 marzo 2014 at 16:56

Pubblicato su Senza categoria

Renzi, ahilui, aveva una sola strada. Questa.

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La verità? Trovo davvero singolare la critica che molti tifosi e osservatori “renziani” – soprattutto quelli che solitamente facevano seguire all’aggettivo le tre paroline magiche “della”, “prima” e “ora” – sembrano rivolgere direttamente o indirettamente al sindaco di Firenze. In sintesi, il loro appunto è questo. Caro Matteo, dovevi andare a Palazzo Chigi solo dopo essere passato dalle urne.

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo Vecchio

Mettiamo che con la legge elettorale vigente, di fatto un proporzionale puro, Renzi fosse andato alle elezioni. E mettiamo che alle elezioni, togliendo la camicia bianca di Bruce Wayne e infossando la maschera e il mantello del suo alter ego (di Wayne) Batman, il Pd avesse ottenuto un risultato positivo oltre ogni immaginazione, diciamo il 38 o anche il 40 per cento. Con quel risultato forse (e sottolineo forse) Renzi sarebbe riuscito ad andare a Palazzo Chigi. Di sicuro, subito dopo le elezioni, sarebbe finito tra la padella dell’accordo con Berlusconi e la brace di un altro eterno streaming col Movimento Cinquestelle. Segno che, a conti fatti, gli conviene più andarci ora, con Alfano, Scelta Civica, i Popolari di Mauro, qualche leghista, qualche Sel, qualche pentastellato, un quarto di qualche scilipoti, mezzo razzi e soprattutto con l’intero Pd.

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A quelli che “mica ora, Matteo doveva aspettare l’approvazione dell’Italicum e solo dopo andare al voto” non vorrei neanche rispondere. Ma, se proprio si deve rispondere, lo si può fare con una domanda. Ma davvero pensate che Berlusconi confezioni una qualsiasi riforma che mandi Renzi a Palazzo Chigi? Davvero pensate che il Cavaliere, che ha alle spalle una quindicennale esperienza di tavoli imbastiti e poi fatti saltare, – per citare Enrico Letta – “ci abbia scritto in testa Jo Condor”?

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Morale della favola? Per andare a Palazzo Chigi, Renzi ha una sola strada. Andarci come Scelba o Fanfani, Spadolini o Craxi, D’Alema o Letta. Sulla base, cioè, di quella democrazia parlamentare prevista da quella stessa Costituzione che molti critici di Renzi definiscono “la più bella del mondo”, di quella che portano in piazza, di quella per cui si sono incatenati e imbavagliati per le strade o a Palazzo. L’altra via, arrivarci dopo un’indicazione più o meno diretta del popolo, com’è capitato nella storia soltanto a Romano Prodi o a Silvio Berlusconi, per adesso gli è preclusa. E non per colpa sua.

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Sulla lealtà, la disciplina di partito, i rapporti umani, sul rapporto con Letta, insomma, rimando alla definizione che Mao Tse-tung dava della rivoluzione, e che va bene anche per i grandi cambiamenti della politica. “Non è un pranzo di gala. Non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità”.

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Letta, semmai, va risarcito in altro modo. La maniera con cui sta combattendo a viso aperto dimostra che era errata la vulgata che lo voleva, e lo vuole, pargolo dell’alta burocrazia di Stato, allievo dei papaveri della Prima Repubblica, democristiano. Tutto sembra, soprattutto in queste ore, meno che il “nipote di”. E di questo, secondo me, bisogna dargli atto.

Written by tommasolabate

13 febbraio 2014 at 11:55

Il pregio dell’impunità.

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La cosa più triste di questi ultimi due giorni alla Camera è che non uno di questi “signori” che hanno insultato, offeso e impedito agli altri di parlare, non uno di costoro ha o avrebbe mai avuto il coraggio di avere questi comportamenti al di fuori della Camera dei deputati.

Neanche uno.

Si sono comportati così proprio perché protetti dal potere, dal fatto di essere “onorevoli” e non più semplici cittadini, perché sicuri dell’impunità.

Proprio così, dall’impunità.

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Written by tommasolabate

31 gennaio 2014 at 15:44

Giulia Ligresti, nipote di Mubarak.

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Il parallelo tra la nota telefonata di Berlusconi alla Questura di Milano e le note telefonate intercettate del ministro Cancellieri sul caso Ligresti non ha alcun senso.

Innanzitutto, la prima provoca immediatamente la liberazione di Ruby. Al contrario, tra la prima telefonata della Cancellieri e la scarcerazione di Giulia Ligresti passa più di un mese.

Secondo, tra la telefonata di Berlusconi e la liberazione di Ruby c’è un nesso diretto (Silvio chiama, Ruby esce dalla Questura insieme a Nicole Minetti). Nesso diretto che invece nel secondo caso non c’è né potrebbe esserci, visto che nessuno degli interlocutori della Cancellieri – a cominciare dal vicecapo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziario (Dap) –  ha il potere di scarcerare la Ligresti .

Terzo, dopo che Silvio telefona, Ruby torna a passeggiare libera per le strade di Milano. Al contrario di Giulia Ligresti, che è passata dal carcere agli arresti domiciliari.

 

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Written by tommasolabate

4 novembre 2013 at 08:59

Pubblicato su Ragionamenti

Ma che ci facevano Bradley e Lou Reed alla Leopolda?

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Non mi ricordo se c’è anche nel libro di Moravia. Ma nell’omonimo film di Bertolucci, tratto appunto da “Il conformista” di Moravia, questa frase c’è senz’altro. A un certo punto al protagonista, interpretato da Jean-Louis Trintignant, fanno una domanda tipo “ma perché ti ostini a voler essere così uguale agli altri?”. Adesso non ricordo se la frase successiva era la replica di Trintignant o se quello della domanda aveva dato anche la risposta. Una risposta – non è testuale, cito a memoria – che suonava più o meno così. “Quando per strada incroci una bella donna, una volta superata ti giri per guardarle anche il culo. Pensi di essere il solo a farlo. Ma quando scopri che lo fanno tutti, be’, ti senti meglio”.

Ho ripensato a questa frase domenica, durante un lungo viaggio in treno, mentre avevo eletto Twitter a mio unico strumento di informazione. Da Twitter, dove per “da Twitter” s’intende la massa (teoricamente) multiforme di quelli che seguo su Twitter (quindi è colpa mia, sia chiaro), giuro che ho capito una cosa tipo questa. “Alla Leopolda, dove il mio amico Pif ha magistralmente attaccato Rosy Bindi, dopo essere stato accolto sul palco da un Matteo Renzi in grande spolvero e sulle note del grande, grandissimo, immenso, indimenticabile Lou Reed (ma sarà mica morto?), a un certo punto il centrocampista americano della Roma Michael Bradley ha calciato un pallone che ha rotto un vetro della Leopolda e tutti hanno urlato daje”.

Una cosa così.

Daje sempre, eh?

Lou_reed

Written by tommasolabate

28 ottobre 2013 at 20:13

Pubblicato su Ragionamenti

Qualcosa che finalmente rimane. Tra le pagine chiare e le pagine scure.

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In tutta la sua vita, secondo me, la migliore cosa da “cantautore impegnato” Francesco De Gregori l’ha fatta oggi nell’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo del Corriere. E questa rimarrà davvero, tra le pagine chiare e le pagine scure.

Voglio vedere se i grandi o piccoli dirigenti del Pd ne fanno tesoro o se commettono per l’ennesima volta la sciocchezza di considerarla un’arma dei renziani, dei cuperliani, dei civatiani e via dicendo.

Perché non lo è. In nessuno dei quattro casi. “Via dicendo” compreso.

de-gregori

Written by tommasolabate

31 luglio 2013 at 11:29

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