tommaso labate

Posts Tagged ‘Santanchè

“Basta falchi”. Berlusconi propose la direzione del “Giornale” a Dino Boffo.

with one comment

di Tommaso Labate (dal Riformista del 17 giugno 2011)

Vittorio Feltri e Dino Boffo

La vicenda risale a tre mesi fa. Quando, per espressa volontà del fratello Silvio, Paolo Berlusconi propone la guida dal Giornale di famiglia nientemeno che a Dino Boffo. Proprio lui, l’ex direttore di Avvenire.

Il piano è allo stesso tempo semplice, ambizioso e incredibile. Semplice come il ragionamento politico del Cavaliere, che punta a togliere il quotidiano di via Negri dal controllo della coppia di falchi Sallusti&Santanché e ricucire le fratture con Oltretevere. Ambizioso perché l’obiettivo è tentare di rifare del Giornale l’organo della borghesia conservatrice che era stato ai tempi di Indro Montanelli. Incredibile perché l’uomo che viene individuato per la direzione è proprio Dino Boffo, l’ex direttore di Avvenire che nel 2009 si vide la carriera troncata proprio a causa della macchina del fango orchestrata da Vittorio Feltri dalle colonne del quotidiano della famiglia Berlusconi.

Cominciamo dalla fine. Interpellato dal Riformista Dino Boffo, che oggi dirige la televisione della Cei

Alessandro Sallusti con Daniela Santanché

Tv2000, si limita a una dichiarazione di meno di dieci parole: «Non c’è mai stato alcun contatto ufficiale». Tutto qua. Niente di più. Ma la scelta di corredare la frase con l’aggettivo «ufficiale» lascia intravedere, e neanche tanto sullo sfondo, la storia di una trattativa che non è mai decollata. Anche perché, come si mormora tra i pochissimi berlusconiani che erano a conoscenza del dossier, «la missione esplorativa di Paolo Berlusconi si risolse in un nulla di fatto». Boffo, insomma, rifiutò anche di prendere in considerazione l’ipotesi.

Alla luce dell’offerta che il Cavaliere fece recapitare all’ex direttore di Avvenire, la storia della svolta politico-editoriale che il premier ha impresso a un asset del suo «impero» va riscritta daccapo. Soprattutto perché il finale di un racconto che va avanti a colpi di flashback pare degno del film Sliding doors. E suona più o meno così: su quella seggiola che oggi si dividono Feltri e Sallusti, il Cavaliere avrebbe voluto Dino Boffo. E se Dino Boffo avesse accettato l’offerta di guidare il Giornale, adesso probabilmente Vittorio Feltri starebbe ancora a Libero.

I fratelli Berlusconi, Paolo e Silvio

Messa così sembra il più classico gioco delle sedie, reso più incredibile dal fatto che l’omonima “vittima” del medoto Boffo sarebbe stata “risarcita” con il posto che oggi è tornato ad essere del “carnefice”. Ma le virgolette, in questo caso, sono più che obbligate. Per due motivi. Primo, il corso degli eventi e i passi indietro di Feltri sull’affaire che portò il direttore di Avvenire alle dimissioni sono stati consegnati alla storia, che ha distribuito ragioni (a Boffo) e torti (a Feltri). Secondo, durante un pranzo che risale al febbraio del 2010, «Vittorio» e «Dino» ebbero modo di «chiudere il caso». Pochi giorni prima di quell’incontro, Feltri – intervistato dal Foglio – aveva indicato in «una personalità della Chiesa di cui ci si deve fidare istituzionalmente» la manina che gli aveva «fatto avere la fotocopia del casello giudiziale dove veniva riportata la condanna di Boffo e una nota informativa che aggiungeva particolari sulla notizia».

Tutto questo, adesso, è passato remoto. La notizia è che il premier, che all’epoca del Noemi-gate aveva ricevuto l’invito del quotidiano della Cei ad avere «uno stile di vita più sobrio», voleva che il portavoce di quel monito – Dino Boffo – assumesse la guida del Giornale. Di un quotidiano che, stando ai desiderata della catena di comando berlusconiana, avrebbe dovuto essere sottratto alla direzione di Sallusti e all’«influenza» di Daniela Santanché.

L’indisponibilità di Boffo ha cambiato il piano ma non la sua natura. Perché è vero, al Giornale s’è persino ricomposta la premiata ditta Feltri-Sallusti. Ma, almeno per il momento, è tutto tranne che un quotidiano di «falchi». Anche Daniela Santanché, al centro delle intercettazioni con Flavio Briatore pubblicate giorni fa da Repubblica, s’è quasi eclissata. Basti pensare che le frasi più hard pronunciate dalla pasionaria del berlusconismo barricadero negli ultimi giorni sono state su fisco («Dobbiamo fare qualcosa») e referendum sul nucleare («Gli italiani sono abbastanza in linea con gli obiettivi del governo»). Tutto qua. Il premier-editore, che è atteso a cinque gironi infernali che vanno da Pontida alla sentenza di luglio sul Lodo Mondadori, l’ascia di guerra ce l’ha ancora. Ma ha deciso di riporla sotto il cuscino. Per ora.

Written by tommasolabate

17 giugno 2011 at 06:00

Gasparri attacca: «Il Pdl in preda al tafazzismo. Ci sono troppi untorelli».

with one comment

di Tommaso Labate (dal Riformista del 23 aprile 2011)

Maurizio GasparriC’è Daniela Santanchè che attacca Letizia Moratti sul caso Lassini. C’è Giancarlo Galan che prende di mira Giulio Tremonti sulle colonne del Giornale. E c’è Maurizio Gasparri che allarga le braccia e dice al Riformista: «Si vede che la sinistra ci ha contagiato. Anche il Pdl ha preso questa benedetta malattia del tafazzismo». Non è tutto: «Io e altri», aggiunge il capogruppo al Senato, «cerchiamo di mettere pace, di distribuire gli “antibiotici” contro quest’infezione. Ma niente… Ci sono troppi untorelli in azione».

A Milano dovevate vincere a mani basse. E invece litigate su Lassini.

«Scusi, ma il caso Lassini non era già chiuso?»

Non per la Santanchè. Che, attaccando il sindaco di Milano, ha detto che su Lassini «decideranno gli elettori».

«Per noi il caso Lassini è chiuso. Dopo i manifesti sui giudici e le Br, il partito ha preso le distanze da Lassini e lui non solo ha ammesso l’errore, ma s’è ritirato dalla campagna elettorale. Tutto questo significa che il Pdl invita i cittadini milanesi a non votare quel candidato. La questione resta aperta solo da un punto di vista tecnico. Che cosa dobbiamo fare di più, un decreto legge per evitare che gli elettori scrivano il suo nome sulla scheda?»

E l’attacco di Santanchè alla Moratti?

«Io davvero non ci capisco più niente. Ciascuno di noi dovrebbe fare la campagna per il nostro candidato sindaco e invece c’è chi addirittura attacca Letizia…».

Tafazzismo puro.

«Lo ripeto: forse la sinistra ci ha trasmesso il virus di questa malattia. E pensare che c’è gente come me, come Cicchitto e come Quagliariello che convoca delle riunioni per parlare, per discutere tra di noi, per cercare di vedere se ci sono problemi, per evitare che ci si metta a fare delle interviste che creano solo danni. Io ho aperto una farmacia, distribuisco antibiotici contro questo tafazzismo. Ma nel Pdl ci sono un po’ di untorelli…».

«Non saranno certo dei poveri untorelli a spiantare Bologna», disse Berlinguer nel ’77 attaccando il Movimento.

«Io cito i Promessi Sposi di Manzoni: «Va, va, povero untorello. Non sarai tu quello che spianti Milano…». Solo che qua gli untorelli sono più di uno».

Infatti c’è anche l’attacco di Galan a Tremonti.

«Appunto. Vede, i litigi tra i ministri di spesa e quelli del Tesoro sono un tema vecchio quanto Adamo ed Eva. Nella prima Repubblica queste sfide erano una costante. Immaginate oggi che Tremonti assomma le deleghe dei dicasteri di Tesoro, Finanze, Bilancio e pure qualcosa delle vecchie Partecipazioni statali».

È una potenza.

«E invece no, forse è l’esatto contrario. Ma sapete quanti sono i fattori che condizionano l’operato del povero Giulio? L’Unione europea, la globalizzazione, il mercato interno. Basti pensare che, sul fronte dell’energia, tra Libia e Fukushima nelle ultime settimane è cambiato tutto».

Eppure l’attacco al «rigorista» Tremonti, pubblico o meno che sia, è diventato uno degli sport più praticati, nel centrodestra.

«Pure io ci ho discusso molte volte, con Tremonti. Ma c’è qualcuno che può pensare che Giulio chiuda i cordoni della borsa solo per il gusto di mettere in difficoltà il governo di cui fa parte?».

Evidentemente sì.

«Io dico che, invece che rilasciare interviste per incassare qualche applauso facile facile, ciascuno dovrebbe fermarsi un attimo e pensare che Tremonti ha mille parametri da rispettare».

Forse Tremonti ha un caratteraccio.

«Questo di sicuro. Soprattutto perché, qualsiasi cosa succeda, pensa che ci sia sempre un “grande disegno” contro di lui. E poi perché qualche volta non sa ascoltare».

Gasparri, lei ha provato a farglieli notare, questi difetti?

«Certo. Ma Giulio dà sempre risposte del tipo: “Perché, vuoi dire che io non sto ad ascoltare gli altri?”».

Che fatica il mestiere di paciere nel Pdl.

«Tutti dovremmo cercare di smussare gli angoli più spigolosi del nostro carattere. Anche io, che certe volte ero troppo esuberante, mi sono dato una calmata».

La ricetta della tranquillità pidiellina del “medico” Gasparri?

«Niente psicofarmaci né sonniferi, quelli fanno male. Però una bella tisana dovremmo berla tutti, soprattutto di questi tempi».

Dopo le amministrative, il Pdl cambierà forma?

«Io sono per fare i congressi, come dice il mio amico La Russa, che per aver espresso questa posizione è stato ingiustamente attaccato. E sapesse le risate che mi faccio quando leggo di esponenti del nostro partito che sui giornali invocano i congressi e nelle riunioni dicono l’esatto contrario…».

Fuori i nomi.

«Niente nomi. Ho detto che dobbiamo tutti darci una calmata e mi metto io ad attaccare gli altri?».

Pisanu, un autorevole senatore del gruppo che lei presiede, ha chiesto un governo che superi quello attuale. Per i finiani chiedeste l’espulsione…

«L’altro giorno ho letto una dichiarazione di Pisanu che diceva: “Resto nel Pdl finché mi sopportano”, e cose così. Quando l’ho incontrato gliel’ho detto: “Caro Beppe, guarda che io ti sopporto benissimo”. La differenza tra Pisanu e Fini è che il primo ha delle idee diverse, che io non condivido. Il secondo, invece, era uno che boicottava…».

In che senso scusi?

«Basta un esempio solo. L’anno scorso, quando la Polverini era in difficoltà nel Lazio, disse che non poteva fare campagna elettorale da presidente della Camera. Quest’anno, però, vedo che in giro per sostenere Fli ci va, eccome se ci va».

Written by tommasolabate

23 aprile 2011 at 09:01

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: