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Alemanno fa (strani) miracoli. Su Facebook.

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di Tommaso Labate (per Lettera43.it 27 marzo 2012)

“Ogni mattina in Africa, una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa”. Mentre Roma, anzi in Italia, ogni cinquantasette secondi un cittadino accende il computer, entra su Facebook, accede alla pagina di Gianni Alemanno, clicca “mi piace” e diventa un fan del sindaco della Capitale.

Un fan ogni 57 secondi, insomma. Un dato che farebbe impallidire persino gli indici di popolarità di Mario Monti. Com’è possibile che, sul social network che fa impazzire il mondo, Alemanno sia diventato improvvisamente così popolare?

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Written by tommasolabate

27 marzo 2012 at 19:51

Dal no di Monti al rischio Tar. Alemanno pensa ancora alle dimissioni?

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di Tommaso Labate (dal Riformista del 15 febbraio 2012)

Quando si presenta davanti a Mario Monti per ascoltare il «no» del Professore alle Olimpiadi di Roma 2020, Gianni Alemanno è di fatto un sindaco dimissionario. Per sua stessa ammissione.

Gianni Alemanno

Perché lo ripete per tutta la mattinata, Alemanno, ai suoi. «Se Monti nega la garanzia alle Olimpiadi mi dimetto per protesta». E visto che l’orientamento dei Professori all’ora di pranzo è già definito, ecco che il sindaco convoca una conferenza stampa ad hoc per il grande annuncio. L’appuntamento è alle 17.30, in Campidoglio.

Poi, però, nella war room alemanniana prende corpo l’idea della frenata. Infatti il sindaco, quando abbandona Palazzo Chigi dopo il faccia a faccia col presidente del Consiglio, mette a verbale che no, niente dimissioni. «Assolutamente no». E, come a voler rimarcare il concetto, aggiunge: «Mi spiace deludere i miei oppositori».

Sembra il viatico verso un esito scontato. Roma perde le Olimpiadi ma Alemanno rimane al suo posto. Eppure alle 8 di sera, nel momento in cui il Riformista va in stampa, il tormentone è tutt’altro che archiviato. E infatti quella parola, «dimissioni», continua incessantemente a comparire su ogni singolo messaggio che viaggia dalla stanza del sindaco al Campidoglio alla Camera dei deputati. Non a caso Pier Ferdinando Casini, che evidentemente è a conoscenza dei tormenti di «Gianni», dice ai cronisti che «non chiederemo le sue dimissioni». E non è tutto. C’è anche la conferenza stampa delle 17.30, che si era trasformata un giallo degno della miglior Agatha Christie. Prima viene confermata, poi rinviata di mezz’ora e infine misteriosamente annullata. Per lasciar spazio a una nota in cui Alemanno si limita al compitino. Prendere atto «della decisione del governo», ringraziare «la città e il Coni» e, soprattutto, spiegare che «rispetto le queste considerazioni (dell’esecutivo, ndr) ma non le condivido».

Mario Monti

Dopo il tramonto, però, succede qualcos altro. Silvio Berlusconi fa sapere che, se fosse stato premier, avrebbe dato il via libera all’operazione a cinque cerchi. E il Pdl, seguendo un canovaccio concertato con il sindaco di Roma, inizia ad attaccare Monti con toni a dir poco sorprendenti. Fabrizio Cicchitto chiede al premier di riferire in Aula alla Camera «le ragioni di questa scelta, in modo che possiamo aprire un dibattito in merito». E pure Angelino Alfano protesta: «Il no alle Olimpiadi è un’occasione sprecata. Perché non può passare l’idea che l’Italia sia un paese senza fiducia e senza speranza nel futuro». È un fuoco di fila con un unico obiettivo: il governo dei Professori. «La decisione di rinunciare a sostenere la città di Roma per Olimpiadi del 2020 ha il gusto amaro tipico delle grandi occasioni perdute», dice Beatrice Lorenzin. «La scelta del presidente Monti è estremamente amara non solo per i giovani atleti del nostro Paese, ma soprattutto per tutti i giovani italiani che, nonostante il periodo di crisi, tentano in tutti i modi di declinare la vita in positivo», aggiunge la leader dei giovani pidiellini Annagrazia Calabria. Il tutto mentre Alemanno si presenta di fronte ai microfoni del Tg5 per rettificare parzialmente il comunicato di metà pomeriggio. E tornare all’attacco: «In questo modo non si scommette sul futuro non solo di Roma ma di tutta l’Italia». E ancora: «Ci domandiamo adesso quale sia il progetto di sviluppo di questo governo».

Rosella Sensi

Ricapitolando, il Pdl prende di mira Monti, che paradossalmente viene difeso dai leghisti («In questo momento di crisi la candidatura di Roma alle Olimpiadi sarebbe stata come l’overdose per un tossicodipendente»). E Alemanno non abbandona l’idea del «colpo a effetto». Quale? Annunciare presto (o solo minacciare) le dimissioni da sindaco, scaricando sul governo il tramonto di un sogno olimpico che comunque si sarebbe infranto nel settembre del 2013. E puntare a guadagnare tempo. Perché, come il sindaco sa benissimo, tra pochi giorni il Tar potrebbe nuovamente cancellare con un tratto di penna la sua giunta, di nuovo per il mancato rispetto delle quote rosa. Tra l’altro una delle due donne della sua squadra, Rosella Sensi, ha di fatto perso il suo dossier di competenza (le Olimpiadi, appunto). Con il passo indietro, insomma, «Gianni» bloccherebbe sul nascere l’ennesima sconfessione (come farebbe il Tar ad annullare la giunta di un sindaco dimissionario?), uscirebbe dall’angolo in cui è confinato da sondaggi choc (tutte le rilevazioni lo danno sicuro perdente alla prossime comunali) e prenderebbe fiato. Magari facendosele politicamente respingere dal Pdl, le dimissioni.

Da un sondaggio devastante e alle voci su Gabrielli capo della Polizia. Il mistero Alemanno sull’emergenza neve.

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di Tommaso Labate (dal Riformista del 7 febbraio 2012)

I sondaggi riservati sul testa a testa Zingaretti-Alemanno alle comunali dell’anno prossimo. E le voci sulla successione a Manganelli alla guida della polizia italiana. Che cosa c’entrano con la neve a Roma?

Gianni Alemanno

Ci sono calamità naturali che segnano il corso della politica. Nel 2002, in Germania, un’alluvione consentì al cancelliere uscente Gerhard Schroeder di raggiungere e superare lo sfidante Edmund Stoiber, il leader della Csu che pareva a un passo dal vincere le elezioni. Allo stesso modo, nel 2005, le inadempienze della Casa Bianca di fronte all’uragano Katrina sancirono l’inizio della rottura tra gli americani e l’allora presidente George W. Bush. Seppure il caso non sia nemmeno lontanamente paragonabile con i due precedenti, anche dietro la pessima gestione dell’emergenza neve a Roma sembra esserci l’ombra di un calcolo politico errato. Che, a questo punto, rischia di compromettere la carriera di Gianni Alemanno.

Nicola Zingaretti

Perché, in questa storia, ci sono domande all’apparenza semplici che ancora non hanno una risposta. Perché giovedì scorso, durante il vertice con la Protezione civile, Alemanno rifiuta ogni sostegno dichiarandosi «pronto» a far partire il «piano neve» del Comune? E ancora: perché, a tre giorni dai primi fiocchi di neve sulla Capitale, la situazione politica è degenerata al punto tale da aprire uno scontro tra il Campidoglio e il governo?

Giovedì, quando si aspetta per l’indomani una Capitale imbiancata, Alemanno è un sindaco che ha appena annunciato la sua ricandidatura alle elezioni del 2013. Ma sa che i sondaggisti che hanno misurato il suo testa a testa contro l’altro competitor sicuro, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, sono più che pessimisti. Tutte le rilevazioni riservate e non, quelle commissionate dal Pdl e quelle del Pd, danno sempre lo stesso risultato. Contro Zingaretti Alemanno non ha alcuna chance. Le proporzioni? Basta guardare un sondaggio commissionato qualche giorno fa dalla Rai e finora rimasto nel cassetto, i cui risultati però arrivano tanto alle orecchie di «Nicola» quanto a quelle di «Gianni». La rilevazione è impietosa: a un anno dalle amministrative, nel testa a testa Zingaretti batterebbe Alemanno 68% a 32%.

Eppure ci sono fenomeni improvvisi come la neve, che possono contribuire a cambiare (seppur leggermente) il corso degli eventi. Giovedì Alemanno deve essersi ricordato di come, nel dicembre 2008, la gestione della piena del Tevere (in collaborazione, neanche troppo pacifica, con Guido Bertolaso) aveva coinciso con il picco, mai più nemmeno sfiorato, della sua popolarità tra i romani. E infatti prova un impossibile remake di quel film.

Venerdì mattina, qualche ora il vertice con la Protezione civile in cui aveva opposto agli uomini di Franco Gabrielli il suo ghe pensi mi, il sindaco è nella sala delle bandiere del Campidoglio. Presenzia, insieme ad alcuni cardinali, alla conferenza stampa di presentazione del convegno Gesù nostro contemporaneo. È sereno, Alemanno. Infatti, quando dalla vetrata che affaccia su piazza del Campidoglio si intravedono i primi fiocchi di neve, sussurra tra i denti una parola: «Finalmente».

La prima ora di nevicata è tutta all’insegna dell’autocelebrazione. Arrivano la foto del Campidoglio imbiancato su Twitter e le dichiarazioni rassicuranti, in cui c’è un implicito riconoscimento del ruolo della Protezione civile: «Abbiamo mobilitato tutto il possibile, ci sono già 550 mezzi in posizione. La protezione civile comunale è già in movimento». Non solo. Il sindaco aggiunge che l’unica «criticità» è sulla Cassia bis, una strada su cui la competenza è anche della Provincia. Da lì in poi, siamo nel primo pomeriggio di venerdì, su Twitter una serie di utenti che si riveleranno finti esalta inspiegabilmente l’operato di Alemanno condannando quello di Zingaretti.

Franco Gabrielli

Ma visto che l’emergenza finirà per bloccare davvero la città di Roma, ecco che domenica – di fronte alle polemiche per una città paralizzata – il sindaco ha bisogno di un «piano B». E Franco Gabrielli diventa il bersaglio giusto al momento giusto. «La Protezione civile, dopo Bertolaso, non esiste più. Sono dei passacarte», scandisce Alemanno. «Gabrielli sfugge ai confronti pubblici con me», insiste. Perché quel pezzo del centrodestra di cui fanno parte anche Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, che pure prenderebbe volentieri le distanze da «Gianni», decide di sostenerlo nel suo testa a testa contro il capo della Protezione civile? Semplice. Perché dentro il perimetro del Pdl più d’uno sospetta che Gabrielli sia in corsa per succedere ad Antonio Manganelli alla guida della Polizia italiana. Il sindaco di Roma, che insieme a fior di berluscones caldeggia la candidatura del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, arriva quasi a dirlo domenica in diretta tv a La 7, dov’è ospite di Luca Telese e Nicola Porro alla trasmissione In onda.  È un’allusione, quasi impercettibile, della serie “anche Gabrielli deve prendere i voti”. Dietro cui si nasconde l’epilogo di un calcolo errato, di una storia cominciata male e finita peggio. Sotto la neve, a Roma, nel febbraio del 2012.

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