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La Smemo del Grillologo /3
E niente, non capiscono. Si fossero fatti anche loro le fonti ne lo Staff come ho fatto IO (twittare e taggare, nell’ordine @Byoblu e @Beppe_Grillo), questi vecchi arnesi del giornalismo sarebbero riusciti a capire non solo le prossime mosse dello Staff, ma anche quelle passate.
Prima cosa. Per esempio, Eugenio Scalfari (da non taggare, e meno male che non ci ha twitter ma c’è sempre il rischio che qualcuno di @repubblicaIt glielo segnali, e lì si che sarebbero cazzi amari) ha scritto una stronzata clamorosa. Casaleggio, di cui noi – anzi, io – scrivemmo per primi in un articolo uscito il 26 settembre 1962 a pagina 12 (titolo: “Tra cinquant’anni e cinque mesi esatti vinceremo le elezioni”), Casaleggio, insomma, gioca soltanto a Forza Quattro e Scarabeo e figuratevi che quando per l’onomastico la zia gli ha regalato Cluedo, che per lui era troppo moderno, gliel’ha fatto cambiare con un puzzle di 500 pezzi della Disney (immagine: @Ciccio e @NonnaPapera, twittare e taggare entrambi). Figurarsi se è schiavo e/o dipendente da un videogioco, come ha scritto Scalfari (non twittare, né taggare).
Seconda cosa. @Byoblu (twittare e taggare) è un genio assoluto. E io domani sono in grado di anticipare, con un retroscena informato, la “svolta” imposta al gruppo del Cinquestelle al Senato. Titolo del pezzo. “La mossa @Byoblu per evitare altri casi Campanella: «Da oggi, quando vi appare Numero Privato non risponderete più»”.
E così gli do l’ennesimo buco, a ‘sti vecchi tromboni. E pure a quelli giovani.
E faccio un altro #scoop (hashtag, per l’appunto, #scoop)
L’esperienza mancante.
Hanno fotografato scontrini e apriscatole, eletto portavoce, chiesto vicepresidenti e questori, fatto conferenze stampa senza domande e qualcuno ha pure pianto.
Mi par di capire che l’unica esperienza parlamentare che gli eletti del Movimento Cinquestelle non hanno ancora sperimentato è quella della presentazione di proposte di legge.
Allora mettiamo che, da domani, il finanziamento pubblico ai partiti venga abolito.
Ve la faccio breve.
Allora mettiamo che, da domani, il finanziamento pubblico ai partiti venga abolito. Giusto, d’altronde c’è anche il risultato di un referendum che è stato “aggirato” dai politici, che sono più o meno gli stessi uomini che con i loro comportamenti hanno dato vita alla sprecopoli quoditiana di cui leggiamo da anni.
E mettiamo che a questo punto il Partito X, che non può contare più sul finanziamento pubblico, sia talmente bravo a farsi finanziare la campagna elettorale e l’attività politica dall’Azienda Z, che fabbrica computer.
Un caso di scuola, insomma. One shot, un colpo solo, una sola azienda privata che paga, niente costi per i cittadini, e tutti che vissero felici e contenti.
Adesso se il Partito X, che non può contare sul finanziamento pubblico ma che è contento lo stesso perché la campagna elettorale e l’attività politica vengono pagate dall’azienda Z, vince le elezioni e va al governo, quali computer sceglierà per le forniture dei ministeri? Quelle di un’eventuale Azienda Y, che pur non avendo finanziato il Partito X magari offre prezzi più competitivi? O a prescindere quelle dell’Azienda Z, che aveva finanziato attività politica e campagna elettorale del Partito X?
In questa storiella, il Partito X può essere qualsiasi partito. L’Azienda Z, invece, può produrre indifferentemente computer ma anche siringhe o sigarette, può essere un’azienda manifatturiera o una che fa solo finanza, una che controlla qualche televisione, una che si occupa di sanità privata o magari una casa farmaceutica.
Lo ripeto per chi opporrà le argomentazioni che sappiamo, sulla classe politica attuale, sui danni che ha fatto, su quanto s’è “magnata”: “Mettiamo che, da domani”… “giusto”.
Però fatevi due conti.
E anche una domanda: perché secondo voi un privato si metterebbe a finanziare la campagna elettorale o l’attività politica di un partito?
Pussy Riot giudicate colpevoli. Ma la vera battaglia comincia oggi.
Due mesi fa era una storia quasi sconosciuta.
Poi è diventato un caso mondiale.
Oggi il trio punk della Pussy Riot è stato giudicato colpevole di teppismo motivato da odio religioso.
Ma la vera lotta, la grande battaglia per la liberazione di Nadezhda e compagne, continua. Anzi, comincia oggi.
Post scriptum con due annotazioni a margine.
In questo caso, la stampa italiana ha svolto alla perfezione il suo compito. Nelle ultime settimane, infatti, i principali organi d’informazione hanno aggiornato l’opinione pubblica sul caso delle Pussy Riot a cadenza quasi quotidiana. Più indietro è rimasta la politica. Al netto dell’obiezione benaltrista (“Sì, però, ci sono l’Ilva, l’Irpef, il Fiscal compact, la Cosa Bianca, il ritorno di Berlusconi, il cantiere di Bersani-Vendola-Casini”, e via benaltreggiando) – che secondo me va respinta al mittente sempre e comunque – va segnalato che le forze politiche, sul caso, si sono fatte sentire poco o nulla. Voi direte, e che cambia per le Pussy Riot se intervengono il Pdl o il Pd o Grillo? Cambia sempre qualcosa, l’intervento della politica. O, quantomeno, dovrebbe. A meno di non volerla considerare l‘inutile appendice di un quadro sempre più confuso.
Ah, un’altra cosa. Tra dieci giorni comincia il campionato di calcio. Non sarebbe male se la campagna FreePussyRiot entrasse nelle curve degli stadi italiani. Meglio quella che l’infornata di insulti, spesso (com’è successo da ultimo giorni fa a Varese) razzisti, che contagiano sempre di più una fetta piccola (si spera) del mondo ultras. Che invece, su questo, potrebbe tornare a mostrare qualche luce. Al posto delle ombre degli ultimi anni, s’intende.
Ma quanto è rivoluzionaria la bellezza?
Nadezhda Tolokonnikova è una delle Pussy Riot fatte arrestare da Putin. A marzo il gruppo aveva messo in scena una preghiera punk per protestare contro il sostegno della chiesa ortodossa al presidente russo. È ancora in galera. Fossi il leader di un partito, mi indebiterei fino al collo per stampare manifesti 6×3 con questa immagine. Fatela girare. Perché vi rende più belli. Perché Nadezhda vince sicuro
ps: Qui un video che mostra la performance che le è costata l’arresto e altre imprese (grazie a Monica Giandotti per avermi segnalato il link).
Il Pd adesso teme che Leoluca Orlando voglia candidarsi. A sindaco di Palermo.
La storia di Palermo non è finita. Anzi, forse è appena cominciata. Infatti dal Pd nazionale cominciano a sospettare che Leoluca Orlando voglia scendere in campo. E candidarsi. A sindaco.
Il portavoce dell’Italia dei valori, oggi pomeriggio, ha dichiarato che le primarie che avrebbero (è in corso in riconteggio) premiato Fabrizio Ferrandelli sono “primarie inquinate”.
Su Licia Ronzulli e la foto del giorno.
L’eurodeputata inquadrata nella foto del giorno è Licia Ronzulli, del Pdl. Secondo numerose testimonianze era una delle donne che organizzava il viavai di fanciulle che andavano a trovare (eufemismo) Silvio Berlusconi a Villa Certosa.
Messa così, Ronzulli rappresenta è uno dei peggiori lasciti del berlusconismo.
Però fate attenzione a due cose. La prima. Ronzulli, tanto per fare un esempio, non è finita a Bruxelles nello stesso modo in cui la Minetti è approdata al consiglio regionale della Lombardia. “Nicole” era in una lista bloccata, “Licia” ce l’hanno mandata gli italiani (40.016 preferenze alle Europee 2009).
E poi c’è la seconda cosa. La forza di una foto va molto oltre i suoi protagonisti sempre. E in questo caso, forse, ancora di più.
Pause/Still.
Tre giorni di sosta tecnica in Calabria. Con questo motivetto in testa.





