tommaso labate

Tre paroline sotto lo schiaffo della ‘ndrangheta.

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Prendiamoci cinque minuti di tempo per discutere del sottilissimo filo rosso che lega tre paroline. Istituzioni, territorio, gente.

Chi ha un punto d’osservazione (chiamiamolo così) “nazionale” sulla politica sa che queste tre paroline vengono messe insieme per invocare (invocazione sacrosanta) una riforma elettorale che archivi il Porcellum. Oppure che sono utilizzate per difendere una manovra economica, un provvedimento del governo, una battaglia delle opposizioni o l’ultima frontiera dell’ultimo movimento che arriva dalla società più o meno civile.

Pensateci. Che sia Berlusconi a difendere i suoi mille lodi Alfano, o gli studenti universitari ad attaccare i mille (si fa per dire) provvedimenti (si rifa per ridire) della Gelmini, o i leader dell’opposizione a incalzare la maggioranza, ecco che nel vocabolario pubblico di tutti rispuntano quelle paroline. Istituzioni, territorio, gente.

A Monasterace, piccolo comune della costa Ionica della Calabria, là dove la provincia di Reggio sta per lasciare il passo a quella di Catanzaro, c’è un sindaco che si chiama Maria Carmela Lanzetta.

Il sindaco Lanzetta ha una farmacia, evidentemente ha di che campare (e pure bene). Eppure, sull’onda di quello che potremmo tranquillamente definire “dovere civico”, alle ultime elezioni ha deciso di ricandidarsi per un altro mandato.

Nella notte tra sabato e domenica scorsi, cito dall’Ansa, <persone non identificate hanno incendiato la sua farmacia>. E ancora: <L’incendio ha provocato ingenti danni all’esercizio che sorge al piano terra dello stabile che affaccia sulla strada statale 106 dove il sindaco vive con la sua famiglia ed è stato spento dopo due ore di lavoro dei vigili del fuoco>.

L’agenzia Italia aggiunge un altro dettaglio. <È stato uno dei due figli della professionista a dare l’allarme; giusto in tempo per abbandonare l’abitazione posta al piano superiore della farmacia e per portare in salvo l’anziana madre 85enne della dottoressa Lanzetta che, avendo entrambi i femori fratturati, ha rischiato di morire per asfissia causata dall’intenso fumo sviluppato dall’incendio>. I resoconti di tutti i mezzi di comunicazione, che citano gli inquirenti, legano l’incendio all’attività istituzionale del sindaco.

Poteva essere una strage. Visto che per fortuna non lo è stata, ci sono due strade. La prima è archiviare il tutto alla voce “solita intimidazione della ‘ndrangheta”. La seconda è interrogarci sul filo rosso che lega quelle tre paroline di cui sopra, “istituzioni” “territorio” e “gente”. E su chi vorrebbe bruciarlo, quel filo.

(www.tommasolabate.com)

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Written by tommasolabate

29 giugno 2011 a 15:33

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