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Quando Nanni Moretti venne processato dai reduci di Ecce Bombo.

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di Tommaso Labate (dal Riformista dell’1 novembre 2005)

Il «Belli» è un piccolo teatro nel cuore di Trastevere. Qui, domenica sera (30 ottobre 2005), un centinaio di cultori del Nanni Moretti che va da Io sono un autarchico a La messa è finita hanno assistito a una specie di miracolo. Sul piccolo palcoscenico è andata in scena la rimpatriata di alcuni dei protagonisti di Ecce Bombo, «non condotta» (come da locandina) dall’artista di strada Andrea Rivera.

C’era Paolo Zaccagnini, che da un anno ha lasciato la scrivania del Messaggero, e che nella celebre opera morettiana interpretava Vito, corpulento e barbuto impiegato parastatale con la mania del rock e delle radio libere. C’era Piero Galletti, oggi programmista in Rai, che aveva vestito i panni di Goffredo, svogliato studente universitario, il più giovane dei quattro figli della piccola e media borghesia, residuati bellici di un Sessantotto che non avevano neanche vissuto, in perenne seduta di autocoscienza. Giorgio Viterbo oggi si guadagna da vivere lavorando nel campo dell’informatica. In Ecce Bombo era l’inviato di Telecalifornia, la fantomatica emittente tv alla perenne ricerca di quei ggiovani con due g senza piazze né P38. Ggiovani come all’epoca lo era Mauro Fabbretti, uno dei due studenti che Moretti preparava all’esame di maturità. Dei due, convinti che i presidenti della Repubblica «dalla nascita ai giorni nostri» fossero stati «De Nicola… Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi», Fabbretti era il più grassottello, quello che si presentò all’attonito presidente di commissione (interpretato da Age di Age&Scarpelli) con il «poeta contemporaneo Alvaro Rissa».

Non si vedevano tutti insieme dall’8 marzo del 1978, otto giorni prima dell’agguato di via Fani, quando allo spazio Etoile di piazza San Lorenzo in Lucina (dove oggi, come dice Zaccagnini con una punta di amarezza, «promuovono l’acqua minerale») c’era stata la presentazione del film. Nanni Moretti, ieri, non s’è fatto vedere. Nessuno di loro, a dire la verità, lo vede più. Tutti avrebbero avuto qualcosa da chiedergli, trent’anni dopo. Con l’imputato in contumacia, domande senza risposte si trasformano in altrettanti aneddoti, in un “dietro le quinte” degno del contenuto extra di un dvd.

Sono le domande e i ricordi di chi voleva fare cinema ed è rimasto il personaggio interpretato in Ecce Bombo, ma con trent’anni in più. Nanni? «Come Cofferati», commentano tra di loro. «Non è stato mai di sinistra». «Un trotzkista». Durante le riprese, raccontano, un gruppo di prostitute occupava la strada in cui dovevano girare una scena. Gli attori proposero di fare una colletta per allontanarle. Tutti d’accordo tranne Nanni, che «invece chiamò la polizia. Che bisogno c’era? Magari poteva fargli fare un bel girotondo…». Il film «costò pochissimo – è Galletti che parla – Noi attori venivamo pagati 33mila lire a posa». E fu un successo di pubblico e critica. Lo incassò soltanto Moretti, che non li invitò neanche alla presentazione della pellicola a Cannes. L’unico che non si arrese fu Zaccagnini, che pur di vedere “i divi” partì lo stesso. «Nanni andò in aereo, io e un gruppo di amici in macchina».

Sulla strada del ritorno, arrivati a Roma, tanto erano presi dalla discussione sui protagonisti di Hollywood incontrati alla Croisette che fecero quattro volte il raccordo anulare senza imboccare l’uscita. Volevano, fortissimamente volevano, «fare il cinema». Zaccagnini, che dedicò a Moretti «più di trecento giorni di ferie arretrate», ripensa agli inizi del morettismo. «Eravamo un gruppo di amici. Potevamo fare una factory». Un regista, un gruppo di attori, l’America, il rock. Nanni in effetti la factory la fece, ma per i fatti suoi. Senza neanche Fabbretti, che lavorò col regista fino a La messa è finita. In quel film il sodalizio si ruppe quando durante una pausa Fabbretti alzò un po’ il gomito. Non riusciva a recitare e Moretti, in post-produzione, coprì le sue battute con una musichetta. «Nanni non mi chiamò più. Era fatto così, non beveva non mangiava, non scopava… Era impregnato di femminismo. Diceva sempre “voi uomini siete dei nazisti”. Quando lo incontro per strada nemmeno mi saluta. Anni prima, dopo Ecce Bombo, ero stato avvicinato da Alvaro Vitali che aveva appena firmato un contratto per Medusa. Mi disse “perché non ti proponi anche tu? Con quella faccia potrebbero prenderti”. Lo dissi a Nanni e lui mi rispose che se avessi firmato, non avrei più lavorato con lui. E poi è finita com’è finita… Mi ha tarpato le ali». È un po’ come se Ninetto Davoli fosse incazzato con Pasolini. Pausa. Entra in scena Vincenzo Vitobello. È forse lui il vero miracolo della serata. Gli amanti di Ecce Bombo lo ricordano come «l’amico dell’etiope» che telefonava alla radio per sfogare gli effetti «della dissociazione» e che ragionava sul rapporto tra la politica atlantista della Dc e l’ampiezza delle gallerie dell’autostrada, dove i carri armati «non c’entrano» (l’idea dell’etiope, ricorda Zaccagnini, la portò Nanni Moretti che l’aveva sentita davvero alla radio). Vitobello parla poco, interrompe il suo silenzio solo per recitare la battuta che trent’anni fa gli aveva dato il suo warholiano quarto d’ora di notorietà («Adesso la mattina quando esco faccio finta, vado a prendere un caffé e faccio finta, fumo una sigaretta e faccio finta, dico due parole in una certa maniera e faccio finta…»). Oggi fa il bibliotecario alla Sapienza. Recita a teatro nel tempo libero, dicono sia molto bravo.

Sarebbe stato bello vedere Nanni-Michele Apicella confrontarsi con i suoi attori. Nessuno pensa che non sia venuto solo perché «così lo si nota di più». Tutti glissano la domanda sul j’accuse di piazza Navona. Forse, ma è solo un’impressione, per evitare di rispondere «chi sta parlando? Alberto Sordi?». E magari aggiungere: «Te lo meriti Alberto Sordi».

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Written by tommasolabate

4 aprile 2011 a 12:26

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