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L’idea di Silvio il marsigliese. Un referendum su se stesso al congresso del Pdl.

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di Tommaso Labate (dal Riformista del 9 dicembre 2011)

Doveva essere il battesimo europeo della leadership di Angelino Alfano. E invece, ancora una volta, al congresso del Ppe di Marsiglia Silvio Berlusconi ha tenuto per sé il centro della scena. Perché?

Dalla sera del 12 novembre, quella delle dimissioni, non è passato neanche un mese. Nelle ore successive all’ascesa al Colle, mentre qualche decina di migliaia di manifestanti esultava di gioia, il Cavaliere ci avrà anche pensato, come aveva spiegato a qualche fedelissimo, a mollare tutto («Roma e la politica») per tornare a dedicarsi alle aziende. Ma è durato poco. Poi l’ex presidente del Consiglio è tornato sulla scena sfoderando quel bouquet di promesse che arricchivano il suo frasario già da mesi. «Alle prossime elezioni non mi ricandido», «tocca ad Alfano». Ma, in ogni caso, «non lascio». Anzi, «raddoppio il mio impegno».

Sembra passata un’era geologica. E non solo perché il governo Monti, com’era prevedibile, sta occupando tutta la scena. Ma anche perché, stando a quanto si mormora nella war room mai smobilitata di Palazzo Grazioli, Berlusconi ha ricominciato a commissionare sondaggi per misurarsi coi competitor più disparati: da Mario Monti a Corrado Passera. Passando, è una voce che circola con insistenza da giorni, anche per Angelino Alfano.

È altamente probabile che, al «delfino», questi movimenti sotterranei del «padre nobile» non piacciano affatto. Com’è probabile che il segretario del Pdl volesse calcare in solitaria il palcoscenico marsigliese del congresso del Ppe. D’altronde così era scritto nell’ideale piano d’azione messo giù dall’ex guardasigilli nei primi giorni d’ottobre. Quando, col governo del Cavaliere ancora in piedi, prese un volo diretto a Bruxelles per incontrare i vertici del Partito popolare europeo e sondare il terreno in vista delle assise marsigliesi.

E invece, in Francia, s’è materializzato anche Berlusconi. Con uno show degno delle apparizioni di fronte alla stampa di quando, in giro per il mondo, rappresentava l’Italia e non soltanto il Pdl. «Se non si arriverà a dare alla Bce un ruolo di ulteriore garanzia sui debiti sovrani, allora non si risolverà nulla», ha scandito prima di incontrare i capi di stato e governo che stanno nei Popolari. «Per possibile votare una manovra come questa, che comporta un forte aumento della pressione fiscale, serve la fiducia», ha aggiunto. Un evergreen berlusconiano, insomma. Non ci piace, ma dobbiamo farlo. Lo stesso metodo che l’ex presidente del Consiglio tira fuori quando gli domandano che cosa pensa dell’attivismo di alcuni deputati del suo partito (da Denis Verdini a Gabriella Giammanco) sulla proposta di rimettere l’Ici per tutti gli immobili di proprietà della Chiesa. «So che tutte le risorse che la Chiesa risparmia le dà in opere di aiuto a chi ha bisogno. Per questo ho lasciato ai membri del mio partito piena libertà».

Che cosa ha in mente Berlusconi visto che, come il diretto interessato sa benissimo, non si andrà alle urne prima del 2013? Tra i suoi inizia a circolare con una certa insistenza la voce secondo cui «il Presidente ha intenzione di convocare un altro referendum su se stesso». E che questa volta, lo strumento potrebbe essere quel congresso del Pdl che inizierà a breve. Ovviamente nessuno arriva a pensare a un Berlusconi che sfida Alfano, anche perché si andrebbe ben al di là anche dei confini della fantapolitica. «Piuttosto», dice un berlusconiano della cerchia ristretta, «bisognerà trovare modi e forme per trovare, all’interno della consultazione, un momento in cui verrà ratificata, oltre alla segreteria di Alfano, la leadership del Presidente».

Lui, intanto, è tornato in partita. E la mossa di ribadire che «i cittadini italiani sono benestanti», come ha fatto ieri a Marsiglia, è la via più agevole per allontanare dal suo vecchio governo le ombre della crisi. «Adesso c’è Monti. Chiedete a lui», risponde ogni volta che qualcuno gli domanda che cosa avrebbe fatto in questo dicembre 2011, se fosse rimasto a Palazzo Chigi. E la manovra lacrime e sangue di dicembre, come teorizza in privato anche Giulio Tremonti, è soltanto la punta di un iceberg. «Perché questi segnali d’allarme che arrivano dall’Europa sono l’anticipazione di quello che l’esecutivo farà all’inizio del 2012. E cioè una manovra aggiuntiva». Altro fieno in cascina per un Berlusconi versione “campagna elettorale”. Di nuovo in campo.

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Written by tommasolabate

9 dicembre 2011 a 10:25

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