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La notte del Cavaliere. L’incubo del «314» prende forma.

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di Tommaso Labate (dal Riformista di oggi)

«È il mio ultimo desiderio. Venitemi a prendere e portatemi in barella alla Camera. Voglio sentire l’applauso mentre dico “no”». La voce di Mirko Tremaglia, al telefono, si sentiva appena.

Quando aderì alla Repubblica di Salò aveva appena diciassette anni. Adesso che di anni ne ha ottantacinque, Mirko Tremaglia vive da mesi chiuso in casa, nella sua Bergamo. L’emozione che ha scandito i suoi momenti più appassionanti dell’ultimo decennio è la stessa che lo accompagna da quando, nel 2000, perse il figlio Marzio. La stessa con cui due giorni fa, al telefono con i colleghi finiani, ha espresso il suo desiderio: «Venitemi a prendere con un’ambulanza. È l’ultima cosa che chiedo alla politica. Voglio sentire quell’ultimo applauso dell’Aula mentre voto contro Berlusconi». Difficile accontentarlo. «Non ce la può fare, gliel’abbiamo detto tutti», spiega Fabio Granata.

Con Tremaglia fuori campo, il pallottoliere dell’opposizione – quello dei «no» al governo Berlusconi – è destinato a fermarsi a quota 305. Compresi gli antiberlusconiani dell’ultim’ora, l’ex diccì Calogero Mannino detto «Lillo» e l’onorevole fashion Santo Versace. Una cifra, questa, che tiene conto del presidente dell’Aula Gianfranco Fini che non voterà e dell’assenza fisiologica di Antonio Gaglione.

Con l’opposizione ferma a 305, tutti coloro che nella maggioranza vogliono rifilare un siluro all’indirizzo del Cavaliere hanno più frecce nel loro arco. Il perché lo spiega uno dei tanti anonimi scajoliani che agitano nervosamente la vigilia a Palazzo: «La fiducia deve passare senza problemi. Il nostro gioco è sfruttare qualche assenza tattica per far sì che il governo rimanga al di sotto della maggioranza assoluta». Semplice. D’altronde lo dice anche Giorgio Stracquadanio, fedelissimo del Cavaliere: «Finiremo a 314». Come il 14 dicembre del 2011. «D’altronde è un numero aritmeticamente affascinante», insiste il deputato azzurro, «che ci rimanda alla perfezione del pi greco…».

Sarebbe un colpo da maestro, quasi degno della vecchia scuola democristiana. In fin dei conti, «Claudio» dovrebbe spostare le sue pedine come se si muovessero «a sua insaputa». È Scajola stesso, infatti, a far filtrare la notizia di aver convinto il “falco” Roberto Antonione, «che voleva votare contro la fiducia, a esprimersi a favore». Però, nella sua corrente, i nomi dei fab five che potrebbero portare il Cavaliere dai 319 voti assicurati ai 314 previsti (321 è il totale, che scende a 318 con gli infortunati Porfidia e Franzoso, e il carcerato Papa) circolano. A cominciare da Giustina Destro, per continuare con Fabio Gava, entrambi veneti. E poi Paolo Russo e Pietro Testoni. Più il classico «mister X», dietro cui si potrebbe celare chiunque.

Giustina Destro e Giorgio Napolitano

Perché è tutto un gioco a chi mette più paura al prossimo suo. Tutto un cercare le risposte più disparate alla più classica delle domande: per conservare il seggio conviene tenere in vita il governo? Franco Frattini, appoggiato a una colonna del Transatlantico, si sbilancia con qualche collega: «Gli scajoliani stanno tradendo Scajola. Almeno sei di loro, tra cui Abbrignani e Cicu, hanno trattato la ricandidatura con Verdini». Verità? Menzogna? Chissà. Di certo c’è che in serata, sia Pier Ferdinando Casini che il finiano Carmelo Briguglio mandano in rete dichiarazioni degne del più oscuro dei presagi di Eschilo. «L’intenzione di Berlusconi è quella di andare a votare non ricandidando metà dei parlamentari che gli votano la fiducia: uomo avvisato, mezzo salvato. Se poi gliela votano lo stesso…». Oltre i puntini di sospensione dell’ex presidente della Camera c’è una semplice considerazione: «Non serve Einstein per capire che metà dei parlamentari del Pdl resterà a casa. Basta guardare i sondaggi: il premio di maggioranza non ci sarà». Un film che agli occhi dello scajoliano ignoto ha senz’altro la gradevolezza di un horror. Una pellicola a cui cui Denis Verdini prova a rispondere in serata, assicurando ai microfoni del Tg1 che «domani (oggi, ndr) allargheremo la maggioranza».

Il Palazzo si svuota prima del tramonto. Mentre Scajola e compagnia sono appena stati avvistati a piazza San Lorenzo in Lucina, colti sul fatto mentre siglavano un fantomatico «patto del the». «Avete mai visto Vite vendute con Yves Montand?», chiede Stracquadanio. «Era la storia di un alcuni lavoratori che guidavano camion carichi di dinamite. Erano persone impaurite, perché trasportare dinamite è pericoloso. Poi, però, ci si abitua a tutto. Solo che basta una buca e….». E bum. Anche se per la fine del film ci vuole ancora un po’. L’inizio dell’ultimo giro di boa potrebbe materializzarsi oggi, se il governo tornerà a casa con uno score inferiore a 315.

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Written by tommasolabate

14 ottobre 2011 a 11:35

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