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Profumo di Montezemolo: s’avanza un «quarto polo» che punta sulle urne nel 2012.

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di Tommaso Labate (dal Riformista del 3 settembre 2011)

Non può essere solo una coincidenza. Infatti non lo è. Ieri l’altro, mentre a Labro Alessandro Profumo dava la sua disponibilità a entrare in politica bacchettando Pdl e Pd, nel direttivo di Confindustria riunito a Milano la parola e l’aggettivo più gettonati – che accompagnavano la stroncatura senz’appello della manovra (e delle manovre) del governo – erano «elezioni» e «anticipate».

Da Labro, il paese in provincia di Rieti dov’è in corso la festa dell’Api di Francesco Rutelli, a Milano, dov’è andato in scena l’ultimo consiglio direttivo di Confindustria, ci sono più di cinquecento chilometri. Eppure, giovedì, era come se fossero due località confinanti. Comunicanti. Nella riunione nel capoluogo lombardo, la stessa in cui il gotha degli industriali giudicava la manovra (e anche il governo) «debole» e «inadeguata», più d’uno ha teorizzato l’imminente default dell’attuale sistema politico italiano. Una possibile sintesi dell’aria che tirava e tira in Confindustria potrebbe essere la seguente: «I balletti sulla manovra dimostrano che il governo non è in grado di superare lo scoglio della manovra e di rispondere con efficacia alla richiesta di rigore che arriva da Bruxelles. E del centrosinistra, ovviamente, non ci fidiamo». Di conseguenza, non si può escludere che «la primavera del 2012 possa essere il momento dell’appuntamento con le elezioni anticipate».

Se a Milano gli industriali mettevano nero su bianco i sintomi (secondo loro) della malattia, a Labro si materializzava quello che (secondo loro) è il medicinale per curarlo. L’annuncio della disponibilità di Profumo, unito all’evergreen di un Montezemolo che pare definitivamente arrivato alla decisione di fare il «passo in avanti», possono essere – agli occhi di quelli che Berlusconi chiama «i poteri forti» – le mosse in grado di scombinare il sistema. Di ridurre (non si sa di quanto) il blocco sociale del centrodestra del Cavaliere. E di “tentare” quel pezzo di classe dirigente del centrosinistra che teme il remake del film del 1994, segnato dal fallimentare protagonismo della «gioiosa macchina da guerra».
Montezemolo e Profumo, racconta chi li conosce bene, non hanno molte cose in comune. Ma c’è un aspetto, non trascurabile, che potrebbe portarli a una convivenza pacifica sotto uno stesso tetto (politico). «Mentre Luca è uno che per forza deve fare il numero uno», dice un amico di entrambi, «Profumo ha sempre avuto l’umiltà di mettersi a disposizione di un progetto, senza per forza voler fare il “capo”». E a dispetto dei rumors che li danno lontani anni luce, aggiunge la fonte, «non è da escludere che le loro strade possano incrociarsi molto presto». Magari «possono insieme sostenere i quesiti del Mattarellum. Ma entrambi sono sicuri che si voterà con l’attuale Porcellum, che consente comodi ingressi in Parlamento anche a chi non ha grandi coalizioni alle spalle».

Sotto l’ombrello del Terzo Polo del tridente Casini-Fini-Rutelli, come ha teorizzato ieri Italo Bocchino («Se Profumo scenderà in campo, lo farà con noi», ha detto ad Affaritaliani) e come vorrebbe Bruno Tabacci? Non è detto. Non a caso il leader dell’Udc, che aveva commentato a caldo con entusiasmo la disponibilità dell’ex ad di Unicredit a «darsi da fare», ieri ha smorzato i toni: «La candidatura di Profumo? Si tratta di un dibattito prematuro. Stiamo parlando – ha aggiunto Casini – di persone fuori della politica che oggi esprimono una disponibilità. Il compito del Terzo Polo è quello di intercettarle. Ma parlare oggi di incarichi e posti banalizza tutto e sarebbe anche controproducente per noi».

Morale della favola? L’operazione «quarto polo», che potrebbe avere in Montezemolo e Profumo due  dei protagonisti («Ma altri industriali sono pronti a farsi avanti», mormorano fonti di Confindustria), nasce da lidi che poco hanno a che fare con la politica. A Cernobbio, al forum Ambrosetti, ieri non si parlava d’altro. Manovra inadeguata, governo incapace, e tandem Montezemolo-Profumo. Alberto Bombassei, vice presidente di Confindustria, ai microfoni di Radio 24: «La politica ne trarrebbe beneficio. Quindi ben venga Profumo e ben venga Montezemolo un domani». Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa-San Paolo: «Profumo? Persone di grande competenza e autorevolezza internazionale possono portare nella politica risorse intellettuali e umani utilissime. Di lui penso stra-bene». Lascia un segno nel dibattito anche chi, nel centrosinistra, vigila sulle mosse di chi si muove a destra del Pd. «È una buona notizia se Profumo si impegna in politica», mette a verbale Enrico Letta. «Quello di Profumo sarebbe un apporto prezioso», aggiunge il sindaco di Milano Giuliano Pisapia (che ha in giunta uno degli sponsor del banchiere, Bruno Tabacci, e che sta dialogando con tutto quel mondo che tra il perimetro del centrosinistra e quello del centrodestra). Ma al quartier generale del Pd, la mossa dell’ex autorevole sostenitore (la moglie di Profumo, Sabina Ratti, è stata candidata all’assemblea nazionale con Rosy Bindi) non è piaciuta affatto. E qualcuno ricorda quelle parole di Bersani, che a fine luglio – all’inizio dell’inchiesta su Penati – aveva affidato ai fedelissimi la più tetra delle profezie: «In giro c’è qualcuno che vuole riportarci tutti al 1993. Qualcuno che, sapendo che l’originale è alla frutta, è alla ricerca di un nuovo Berlusconi».

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Written by tommasolabate

3 settembre 2011 a 09:57

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