tommaso labate

Il grande incubo del Pd al Sud.

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di Tommaso Labate (dal Riformista del 21 maggio 2011)

Meno male che esiste la Basilicata. Perché altrimenti – viste le macerie lasciate dai democrat in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania – nel Sud Italia quel Pd partito alla reconquista del Nord si troverebbe al lumicino.

In Sicilia, l’unica regione che non è stata interessata dall’ultima tornata elettorale, le divisioni che si sono prodotte dentro il Pd sul sostegno al governatore Lombardo sono lontane dall’essere ricomposte.

In Calabria, invece, l’uscita di scena di Agazio Loiero e il lungo periodo di commissariamento del partito regionale hanno finito di fatto per svuotare tanto le piazze quanto le urne del Pd. Transizioni mal gestite, rancori personali, faide correntizie. Lasciando perdere la débâcle delle ultime regionali, tutto questo (e anche di più) si ritrova plasticamente riprodotto nell’ormai celebre caso Cosenza. Dove il sindaco uscente Salvatore Perugini passa dall’elezione al primo turno del 2006 (24.346 voti, pari al 53,83 per cento) a un misero terzo posto (6.664 voti, 15,60 per cento). Tra i candidati arrivati al ballottaggio – Enzo Paolini del centrosinistra e Mario Occhiuto sostenuto dall’Udc e dal centrodestra – i democrat sosterranno il primo. Con buona pace di chi, come il consigliere regionale espulso dal Pd Nicola Adamo, sostenitore di Perugini al primo turno, ha salutato l’imminente arrivo di Bersani a Cosenza con cotanto bigliettino: «Apprezzo il segretario, che a livello nazionale ha dato un’indicazione corretta. Ma Cosenza rappresenta una specificità. Occhiuto e Paolini sono due candidati di centrodestra. Il secondo era il candidato di Dell’Utri, non ha nulla a che fare col centrosinistra».

Tolte le fisiologiche difficoltà del Pd pugliese, che derivano in buona parte dalle lacerazioni prodotte dal «caso Tedesco», e l’encomiabile eccezione della Basilicata, in cui si riproduce da anni il modello di un partito vincente, rimane il dramma della Campania. Che deriva principalmente dallo sperpero di consensi che il Pd ha subito a Napoli negli ultimi tre anni.

Andrea Orlando, il giovane responsabile Giustizia del partito che Bersani ha mandato nel capoluogo campano dopo il caos primarie, sta provando a risollevare il Pd provinciale. «È vero, in città abbiamo lasciato per strada parecchi consensi. Però siamo al ballottaggio a Marano e Casoria, abbiamo vinto a Melito, mentre a Pozzuoli siamo rimasti fuori dal secondo turno per una decina di voti».

Ma il partito regionale è nel caos. Qualcuno cerca di cavarsela ostentando il “successo” (virgolette d’obbligo) di Benevento, che però va ascritto alle divisioni di un centrodestra che s’è spaccato in due tronconi. Altri citano la riconferma schiacciante di Enzo De Luca a Salerno, che però è una vittoria personalissima di un sindaco che ha preteso l’assenza del simbolo del Pd dalle liste. Il resto è noia. Il Pd si perde per strada Caserta e gran parte dei comuni circostanti. Quanto a Napoli, la flessione del partito negli ultimi anni è un’immagine che farebbe impallidire persino quella del Titanic dopo l’impatto con l’iceberg.


Le cifre? Alle comunali napoletane del 2006, Ds e Margherita sommavano 155.893 voti. Pari al 31,27 per cento dei votanti. Alle politiche del 2008, le neonate liste del Pd arrivarono a 182.252 preferenze, 34,99 per cento. Nel 2009, l’anno in cui Enzo Amendola è stato eletto segretario regionale, il trend s’è invertito. Alle regionali del 2010, a Napoli il Pd ha preso 101.439 voti (25,42 per cento). Alle comunali della settimana scorsa, il crollo verticale: 68.018 voti (16,59 per cento). Morale della favola? Diciotto punti percentuali persi in tre anni. Una performance degna del conte Mascetti interpretato da Ugo Tognazzi in Amici miei, che non accontentandosi di aver dilapidato il patrimonio proprio, s’era divorato anche quello della moglie.

Progetti per la risalita? Piani d’emergenza? Per adesso tutto è appeso all’elezione di Luigi de Magistris, che ha escluso ogni apparentamento. «La mia candidatura è alternativa a Lettieri ma anche al bassolinismo», ha scandito l’eurodeputato dell’Italia dei valori intervistato da Repubblica tv. «Quindi un apparentamento formale con il Pd», ha aggiunto l’ex pm, «non era giusto. E io non ci credo per nulla». Sono le condizioni ideali, in fondo, con cui l’ex pm potrà dire di aver vinto comunque e perso mai. Come a dire “se vinco vinco io, se perdo hanno perso gli altri”.

Gli altri, nel senso del Pd, provano a marciare uniti. Umberto Ranieri, responsabile Mezzogiorno, domenica farà un’iniziativa con de Magistris. Il resto della ciurma, seppur impegnato ventre a terra per l’elezione dell’ex pm, ha già la mente proiettata al dopo voto. C’è già un evento, annunciato per giugno, di cui si stanno occupando la responsabile scuola Annamaria Parente e il segretario Enzo Amendola. «Il nuovo progetto della Formazione Politica destinato a 2000 ragazze e ragazzi, con meno di 35 anni, provenienti dalle regioni del sud e delle isole con esperienza amministrativa, dirigenti di partito e impegnati nell’associazionismo e nel sindacato», recita il comunicato sulla kermesse. Pare il remake dell’iniziativa Mezzogiorno di fuoco, organizzata dai big del Pd meridionale – also starring Michele Emiliano – qualche mese fa. Il fuoco è rimasto. Peccato che il mezzogiorno del Pd meridionale si sia trasformato in mezzanotte.

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Written by tommasolabate

21 maggio 2011 a 12:34

3 Risposte

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  1. Per quanto riguarda Marano il Pd Maranese è allo sfracello perchè che in verità il dott. Mario Cavallo è una figura storica del centro – destra cittadino. Ebbene, la sua candidatura a sindaco è sostenuta da una lista formata dal sindaco uscente Salvatore Perrotta esponente di spicco del Partito Democratico. In questo caso, viene da chiedersi:<>

    costa

    25 maggio 2011 at 19:04

  2. Per quanto riguarda Marano il Pd Maranese è allo sfracello perchè che in verità il dott. Mario Cavallo è una figura storica del centro – destra cittadino. Ebbene, la sua candidatura a sindaco è sostenuta da una lista formata dal sindaco uscente Salvatore Perrotta esponente di spicco del Partito Democratico. In questo caso, viene da chiedersi: quando durerebbe una maggioranza costituita da una alleanza innaturale fra inconciliabili culture politiche?

    costa

    25 maggio 2011 at 19:05

  3. […] Blog > Politica > Il grande incubo del Pd al Sud. Fonte: Tommaso Labate […]


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