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Consorte difende il decreto Parmalat: “Sull’italianità la storia mi dà ragione”.

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di Tommaso Labate (dal Riformista di oggi)

«Il decreto anti-scalate? Il governo fa bene, il problema è che si è mosso in ritardo. Di fronte alla minaccia di un’azienda francese molto visibile (Lactalis, ndr) che si sta muovendo su Parmalat, e quindi su un settore strategico per il nostro sistema-paese, non si può rimanere fermi».

Giovanni Consorte risponde alla telefonata del Riformista alle 8 di sera. E accetta di discutere di quella parolina che a lui, tempo fa, portò molto male. «Italianità».

L’ingegner Consorte è l’ex numero uno dell’Unipol che, quasi sei anni fa, tentò lConsortea scalata alla Bnl, poi finita in mani francesi. Da quell’intricatissima stagione, è venuto fuori con condanne in primo grado e in appello per insider trading, poi annullate nel 2009 dalla quinta sezione penale della Cassazione per incompetenza territoriale della procura di Milano. Oggi è patron di Intermedia, e pochi mesi fa è stato uno dei protagonisti del salvataggio del Bologna calcio.
Il dato “storico-politico” della vicenda è che Consorte, nel 2005 come nel 2011, sosteneva la necessità di proteggere l’italianità di alcune aziende. Allora di Bnl come oggi di Parmalat. Nel giorno in cui dal Quirinale arriva la firma al decreto anti-francesi, lo stesso in cui la procura di Milano apre un’inchiesta sulla scalata by Lactalis, l’ex deus ex machina finanziario delle Cooperative dice al Riformista: «Vede, io la penso esattamente come sei anni fa. Non ho cambiato idea. Ciascun paese dovrebbe dotarsi di “barriere in entrata”, per impedire che le sue aziende di determinati settori strategici finiscano in mani straniere. Se non lo facciamo che succede? Succede semplicemente che finiamo di essere produttori e ci limitiamo a fare i consumatori».
Di obiezioni teoriche ce ne sarebbero a bizzeffe. Ma Consorte insiste: «Il settore bancario, la telefonia e mettiamoci pure l’agroalimentare, visto che stiamo discutendo di un’impresa del calibro di Parmalat: se non difendiamo la bandiera italiana sulle nostre aziende, finiremo per essere sempre in balia degli altri. Anche perché gli altri, a differenza nostra, sanno difendersi: che banche abbiamo preso noi in Francia o in Germania?».
Durante il colloquio, l’ex numero uno di Unipol riesce a togliere un po’ di polvere dall’album dei ricordi. «All’epoca, quando sostenevo la necessità di proteggere l’italianità delle banche, mi accusarono di essere il protagonista di una battaglia di retroguardia. E non mi riferisco soltanto ad alcuni esponenti dell’allora governo (sempre guidato da Berlusconi, ndr). Ma anche a tantissimi “soloni” della sinistra, di quelli che anche oggi sono in auge». I nomi, fuori i nomi. «Ma lasci stare… Impedirono a Unipol di scalare Bnl perché quell’operazione avrebbe cambiato la mappa del potere finanziario italiano. Significava impiantare un nuovo polo bancario a Bologna, nella regione che ha la più alta percentuale di risparmio. E farlo fuori dai, chiamiamoli così, “giri tradizionali”. Che dire, si vede che i tempi non erano maturi… Con risultato che oggi una banca come Bnl paga le tasse in Francia, mica in Italia».
Sta dicendo che, difendendo l’italianità di Parmalat, secondo lei il governo si muove come avrebbe dovuto muoversi all’epoca su Bnl? «Sì, questa può essere un’ottima sintesi. In ogni caso la storia dà ragione a me. D’altronde, sostenevo e sostengo una tesi talmente ovvia che è quasi banale», risponde l’Ingegnere. «E poi glielo ripeto: il decreto dell’esecutivo è una mossa tardiva. Senza “barriere in entrata” a protezione dei nostri settori strategici, l’Italia non va da nessuna parte. Servono interventi a livello complessivo, non basta mica un decreto fatto tra l’altro per rispondere alle minacce francesi su Parmalat».
Resta giusto il tempo per due domande, a cui Consorte risponde rapidamente prima che la comunicazione telefonica s’interrompa. Lei che opinione ha del ministro dell’Economia Giulio Tremonti? «Ottima. Un’ottima opinione», scandisce il numero uno di Intermedia. E di Silvio Berlusconi? «Se devo essere sincero, non lo conosco affatto».

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Written by tommasolabate

26 marzo 2011 a 10:50

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